mercoledì 29 febbraio 2012

"Il crudele destino dell'angelo" di Camilla Demontis

 

Punteggio 185/250  (7.4 voto)

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Anno 1433 d.C.

Uno stormo di corvi si librò alto nel cielo, terrorizzati da urla agghiaccianti, riempirono il silenzio notturno con il loro frenetico batter d'ali.
Il tappeto nero come l'inchiostro, che troneggiava sulla terra, inghiottì ogni singolo corvo rendendolo parte di esso.
Nella casetta avvolta dalla cupa foresta, dove il vento che infuriava tra le chiome degli alberi s'insinuava affilato al suo interno, fece rabbrividire la donna, che nonostante grondasse di sudore per lo sforzo e i dolori provocati dalle doglie, cominciò a tremare di freddo. Adagiata su di un umile giaciglio di paglia, affondò le unghie sporche di fango sul braccio della levatrice molto più vecchia di lei, che con gesto delicato le tamponò la fronte e le gote imperlate di sudore.
<<Tiramelo fuori!>> gridò prima di accasciarsi stremata.
<<Non devi agitarti>> le sussurrò l'anziana donna <<Quando te lo dirò io, dovrai spingere con tutte con tutte le tue forze!>>
La giovane donna, pallida come un cencio, sputò fuori l'ennesimo grido e dopo aver udito il segnale della levatrice, il viso le esplose in una maschera di dolore acquisendo improvvisamente un colorito troppo esagerato. Cominciò così a spingere fuori il suo bambino.
Dopo un tempo, che le parve interminabile, ansante e debole a causa del troppo sangue perso, venne incantata quasi magicamente dalla bellezza irradiata dalla piccola bimba che teneva timidamente tra le braccia.
Gli occhi, due diamanti incastonati nel visino allungato e dalle guance color pesca, catturarono quelli verde smeraldo della povera donna che, quasi fosse stata squarciata brutalmente nel basso ventre, rischiando di far cadere la bambina, urlò con voce demoniaca: <<NO!!!>> gli occhi rivolti al cielo in una muta preghiera, e la saliva che le colava incessantemente dagli angoli della bocca.
La levatrice raggelata dalla paura, rimase impietrita dinanzi a tanta volgarità. Ridestata dall'apatia le strappò la bambina dalle braccia, e riarmata di coraggio si inginocchiò dinanzi alle gambe aperte della donna stravolta dalle grida. Oltre i grumi di sangue che cominciarono a rapprendersi sulla pelle, intravvide una sporgenza candida che intimava di esser tirata fuori.
Nonostante lo scalciare irrequieto della donna, la vecchia levatrice riuscì, con non poche difficoltà, ad estrarre una seconda bambina.
A quel tempo, il parto gemellare macchiava le famiglie di una terribile maledizione; convinti che la nascita di due bambini dallo stesso grembo e nello stesso momento, avvenisse solo da rapporti sessuali tra donne e il diavolo; e ritenendo l'evento inumano si stabilì opportuno eliminare il bimbo rimasto più tempo all'interno del grembo materno.
La donna investita da shock, spossatezza e debolezza svenne, abbandonandosi al confortevole nulla.
La nuova bimba cominciò a piangere. Venne sollevata dalle braccia forti e tremanti della levatrice, che voltandola notò le familiari cicatrici sulle strette spalle.
Il cuore prese a batterle convulsamente, e terrorizzata dal duro destino che attendeva la piccola creatura, estrasse delicatamente la placenta dal ventre della donna, tentando di non romperla, e recuperò il poco liquido amniotico rimasto.
Il mondo si sarebbe spento solo per qualche istante, oppure per sempre, in un modo o nell'altro il suo crudele destino era già stato scritto.
Nella vita di una giovane donna, presto o tardi, arriva il momento in cui è necessario staccarsi da tutto per tentare di costruirsi un futuro dignitoso. Esistono ragazze impavide, che affrontano questo duro viaggio accompagnate solo da loro stesse, e chi non vede futuro se non intrecciato a quello delle persone che amano.
Amiche da sempre e coetanee, Evan, Charlie e Mab avevano frequentato le scuole assieme, tenendo sotto la loro "protezione" Kindy, più piccola di un anno. Giunte all'età di 22 e 21 anni, si convinsero di voler scrivere il nuovo capitolo della loro vita assieme.
Karalisfield era la loro meta, la città delle Università.
La convivenza si dimostrò semplice, e proseguì serena per qualche mese.Più e più volte però Kindy si ritrovò intricata in strane ed inspiegabili situazione, da cui Evan tentò di tenere ignare le altre.
Una notte, mentre l'intera casa aleggiava nel silenzio, si sentì sibilare da oltre la porta di camera sua, la voce bassa di Evan:
<<Devi piantarla!Dopo quasi sei secoli credo sia il caso di imparare a distinguerli>>
<<Per te è semplice>> sussurrò Kindy abbassando il capo e nascondendosi il viso <<A te non è stato sottratto del tempo!>>
<<Un anno non è poi così tanto>>
<<Già!>> Kindy sollevò la testa con uno scatto e fissando il volto, dai tratti familiari di Evan, urlò, incurante di tutto<<Ma mentre io dormivo forzatamente, tu imparavi ciò che a me è stato negato!>> calde lacrime le rigarono il viso pallido, e la voce prese a tremarle <<Sono sempre stata cento passi dietro di te, e non di certo per mia scelta!>>
Kindy si sentì stringere il polso ossuto in una morsa,mentre Evan con tono basso e grave la intimò di stare zitta. Si ritrovò sul punto di ribattere, ma la loro conversazione venne bruscamente interrotta dallo spalancarsi della porta, e sulla soglia Mab e Charlie fissarono sbigottite la mano di Evan chiusa saldamente sul polso dell'amica e i quattro occhi verdi velati dal terrore.
<<Credo abbia bisogno di parlare con qualcuno>> confessò un giorno Charlie mentre passeggiava in compagnia di Mab <<Intendo qualcuno di competente>>
<<Ho paura sia tutta colpa dell'università>> ribatté subito Mab <<Sai non sarebbe mica la prima a>> esitò un attimo per cercare un sinonimo che però non trovò<<diciamo impazzire per lo studio>>
Continuarono a passeggiare in silenzio, fino a che Mab riprese la parola con decisione <<Io credo stia impazzendo sul serio!>> gli occhi incatenati a quelli di Charlie <<L'altra volta camminavamo una di fianco all'altra,ed eravamo sul punto di attraversare la strada quando lei ha cominciato ad urlare spingendomi con forza verso il marciapiede.Mi ha urlato contro che avrebbe potuto schiacciarmi!Io non capivo di chi stesse parlando, perchè te lo giuro Charlie la strada è sempre stata libera>>
<<Magari era solo distratta e le è sembrato di vedere un'auto o chissàcche>>
Mab scosse la testa rassegnata <<Ne era certa, le vedevo il terrore negli occhi, le tremava la voce>> esitò un attimo per poi riprendere con voce bassa <<Quando l'ho rassicurata sul fatto che la strada fosse sempre stata libera, ha spalancato gli occhi e dopo avermi chiesto scusa è fuggita via>>
Entrambe sapevano che tutte quelle stranezze, che si ripetevano con maggior frequenza, andavano ben oltre l'eccentricità che caratterizzava Kindy; i suoi pensieri sempre troppo lontani per poter esser raggiunti da chiunque altro, quasi camminasse sui fili intricati ed instabili di un altro mondo, da cui solo Evan ogni tanto era in grado di strapparla.
I giorni trascorsero impregnati di silenzi pesanti e voci sussurrate durante le notti buie. Kindy trascorreva sempre più tempo chiusa nella sua piccola camera spoglia e dalle finestre perennemente chiuse, obbligate a scacciare la luce del sole e il mondo intero, quel mondo che alla velocità di un sospiro le aveva infestato la mente, rendendole la vita impossibile.
Il cielo cupo, quella notte, era un'immensa distesa d'inchiostro, puntellato da poche stelle. Solo la luna; la regina della notte, colei il quale cede il trono al suo re non appena tutto comincia a farsi più reale; attirava l'intera attenzione su di se beandosi della sua pallida bellezza mentre rifletteva il candido viso di Kindy, rendendolo splendente come una perla.
Il vento infuriò sui suoi capelli infuocati e i piccoli piedi nudi tremarono instabili sul tetto. Qualcosa di scuro e pesante le sfiorò entrambe le spalle inarcate; e con un fruscio, tanto violento da sospingerle i riccioli rossi in avanti nascondendole completamente il viso, due possenti ali dalle piume corvine si chiusero, sfiorandosi tra loro, nello stesso istante in cui i piedi di Kindy si staccarono dall'appoggio accarezzando il nulla.
La caduta fu fulminea e lo schianto assordante, ma alla piccola Nephilim parve durare un'eternità. L'aria fredda che le sfiorava le guance, il cuore che tamburellava senza ritmo nel suo esile petto e la consapevolezza che, di lì a qualche attimo, tutto sarebbe ormai cessato, la inghiottirono in un tunnel infinito di beatitudine mai provata sino ad allora.
Il silenzio assoluto, secondo solo a quello che sussegue la morte, che sino a pochi istanti prima aveva primeggiato nella notte venne squarciato da grida agghiaccianti. Mab, Charlie ed Evan sulla soglia di casa, immobili come statue marmoree, fissarono sconvolte il gracile corpo di Kindy disteso al suolo ed esanime. Mabel e Charlotte riprese dallo shock, corsero a piedi nudi, incuranti del freddo pungente, verso di lei.
Gli occhi color smeraldo di Evan guizzarono rabbiosi verso il cielo, esitando per qualche secondo prima di correr dietro le altre.
Una volta anch'essa dinanzi al corpo immobile ordinò con tono autoritario <<Correte dentro a chiamare un'ambulanza!>>
Lontane da sguardi e orecchie indiscreti si persero l'una negli occhi dell'altra, entrambe ingoiate dal senso di colpa, non ebbero il coraggio di dire ciò che logorava il loro cuore nello stesso identico modo.
"L'avevano vista impazzire ogni giorno di più, e l'avevano lasciata in balia della sua mente infestata, che era riuscita a prendere il sopravvento su di lei."
La fredda e delicata mano di Evan sfiorò le spalle di Kindy, nello stesso punto in cui poco prima si erano dischiuse le grandi ali nere. Un brivido le attraversò l'intera schiena, scuotendola da quel torpore, finché molto lentamente e a malincuore si sentì costretta a riaprire gli occhi.
La voce tagliente di Evan le vibrò nelle orecchie strappandola da quella dolce apatia che ella stessa aveva creduto fosse la morte tanto bramata <<Maledetta idiota!Che l'inferno possa accogliere colei che ti ha risparmiato la vita 578 anni fa!>>
Il viso di Kindy distorto in una smorfia di dolore, venne rigato da solide lacrime simili a diamanti; e dalla bocca semiaperta non uscirono altro che lamenti strozzati.
<<Non meritavi una seconda possibilità!Sei nata dal grembo sbagliato e al momento sbagliato>> le sussurrò Evan all'orecchio <<Avrebbero dovuto eliminarti nello stesso istante in cui i tuoi occhi videro per la prima volta la luce!>>
Kindy affondò le unghie nel terreno cercando la forza mentale, e non fisica, per tirarsi su; ma Evan con gesto istantaneo le premette il viso contro il suolo intriso dalle sue stesse lacrime e saliva <<Come hai potuto, anche solo per un secondo, pensare che ti sarebbe bastato chiudere le ali e gettarti da un tetto per riuscire a toglierti la vita?!>> era una domanda a cui Evan non attese risposta<<Siamo Nephilim, stupida piccola!Delle bastardissime figlie di un angelo e di una donna umana, e ci vuole ben altro per ucciderci!>>
Kindy continuò a singhiozzare per tutto il tempo; non smise neppure quando Evan la condusse dolcemente all'interno della casa, ancora dipinta di silenzio. Con estrema delicatezza la depose sul divano, e poco prima di allontanarsi le bisbigliò <<Se non imparerai presto a distinguere il mondo reale da quello parallelo, subirai una pena eterna che non ha niente a che vedere con la veloce e dolce morte corporale>>.
Nonostante fossero entrambe Nephilim, vi era un netto dislivello che le contraddistingueva. Evan visibilmente più forte, era soprattutto in grado di sopravvivere senza nessuna difficoltà a cavallo tra i due mondi, che in qualche modo le appartenevano, sebbene in maniera differente.
Per Kindy tutto era più complicato, il suo fisico sottosviluppato e la mente carica di interrogativi le avevano confuso la vita sulla terra. Per lei risultava quasi impossibile decifrare i fatti del mondo reale da quelli del mondo in cui gli angeli camminavano serenamente per strada, e dove i fatti accaduti venivano distorti. Nella sua testa non vi riusciva a leggere nessuna linea che li demarcasse; e presto questa sua incapacità l'avrebbe condotta ad un'intera esistenza di crudele dolore per la sua anima.
Dio non avrebbe mai permesso che un lurido Nephilim svelasse agli umani la presenza degli angeli sulla terra.
Da quel momento, niente parve più come prima.
Quella che si era prospettata una nuova e formidabile vita per tutte e quattro, non fece altro che rivelarsi un'inesorabile fine; quasi come se l'inferno fosse d'improvviso sorto sulla terra. Antichi segreti, bugie e paure finirono per decorare la loro esistenza.
Erano ormai trascorse varie settimane dall'incidente accaduto quella notte, e Kindy non aveva più osato proferire parola con nessuno, ne tantomeno metter piede fuori da camera sua, col timore di combinare qualsiasi altro tipo di guaio.
L'apatia era divenuta la sua miglior compagna, la svegliava al mattino e le baciava le guance prima di addormentarsi.
Più i giorni si consumavano, più accresceva nelle menti di Mab e Charlie la certezza che l'insanità mentale avesse colpito la loro amica. E più la sicurezza si faceva salda, più aumentava il timore nei suoi confronti, timore che avrebbe potuto di nuovo farsi del male e timore che avrebbe potuto farne persino a loro, perché oramai di una cosa erano fermamente convinte, Kindy non era più quella di un tempo.
La notte calò dolce sulla terra, e il cielo mostrò fiero le sue splendide stelle che lo adornavano.
Consumata una semplice e silenziosa cena, ormai senza colore, cominciarono a ritirare la cucina intenzionate a chiudersi successivamente ognuna nelle proprie camere, quando in un attimo le loro narici vennero solleticate da un nauseante odore di gas.
Kindy, con un orrendo sorriso inquietante, era alle prese con i fornelli che apriva e chiudeva in maniera insensata <<La cena sarà pronta a momenti!>>trillò.
Evan si catapultò da lei; afferrandola di peso la allontanò dalle altre. Kindy non urlò, ne si divincolò da quella stretta. Gli occhi catapultati in un altro mondo, un'altra cena, un'altra lei.
Si ritrovarono sotto una calda notte d'inizio giugno, Evan scaraventò Kindy sul prato, inchiodandola con la sola forza dello sguardo. Era sul punto di ruggirle contro che ormai aveva superato il limite, che Dio le aveva assegnato un compito e cioè quello di eliminarla al prossimo sgarro; e quel giorno era giunto e non si poteva più rimandare; quando la sua attenzione venne catturata da un bagliore così intenso, tanto da squarciare le tenebre, riportando la luce nella notte. Una luce calda, così calda da bruciarle il viso, le braccia e gli occhi.
Colossali lingue di fuoco lambirono voracemente la vecchia casetta e con lei si ritrovarono a risucchiare al suo interno anche le loro amiche rimaste intrappolate.
Gli occhi di Evan guizzarono rapidamente dalla Nephilim incosciente sul prato alla casa in fiamme.
Le enormi ali nere la sopraffecero. Bastò un solo secco battito per portarla all'interno dell'abitazione, e pochi secondi perché si ripresentasse all'esterno con i due corpi privi di sensi.
Dopo averle posate delicatamente sul prato, bloccò Kindy al suolo e mettendosi a cavalcioni su di lei, sfogò la rabbia prendendo a pugni il suo piccolo viso.
Il fetente puzzo di fumo attanagliò l'olfatto di Kindy che parve riacquistare conoscenza; le bastò un istante per comprendere cosa fosse accaduto e all'orribile vista dei due corpi esanimi, venne scossa da un grido che riecheggiò nel cielo come un tuono.
Intrecciò gli occhi a quelli identici di Evan, che come i suoi scalpitavano di odio, terrore e consapevolezza.
<<FALLO!ADESSO!>> calde lacrime fuoriuscivano senza sosta, e l'odio venne presto sostituito dalla preghiera<<Per favore>>sussurrò con voce rotta<<Se mi hai mai voluto bene, distruggimi ora>>
Il viso di Evan, caratterizzato dalla compostezza, era invece ora velato dalla malinconia e macchiato da leggere lacrime, che caddero lente, fino a raggiungere gli occhi di Kindy che le trattennero a se.
Con mano tremante estrasse dalla tasca una piccola scheggia lucente ed acuminata <<Una lacrima di Dio>> sibilò a denti stretti prima di puntarla con mani ferme sul cuore di Kindy.
<<Fai ciò che ti è stato ordinato>> disse Kindy in preda al panico e avvolgendo le mani di Evan la spinse con forza verso il suo cuore <<Sono stata trattenuta un anno, mi è stata concessa un'altra occasione che non meritavo e non son mai riuscita a meritare>>
Bloccando la scheggia, Evan parlò con dolcezza<<Hai avuto meno tempo per abituarti a questi due mondi, che incessantemente si frappongono dinanzi ai nostri occhi!Sei stata conservata all'interno di una placenta consunta, a galla in un liquido amniotico scaduto; sei stata strappata ad un destino già segnato che nonostante tutto non ti ha mai abbandonata>>
<<Non sono fatta ne per questo mondo ne per l'altro Evan!E per questo ti chiedo, ti imploro di uccidermi>>
Scuotendo distrattamente il capo Evan le urlò contro<<Non posso gettare la tua anima in pasto all'oscurità che la flagellerà per l'eternità!>> e accarezzandole dolcemente il viso le sussurrò<<Tu sei mia sorella, la mia gemella, e io ti amo!>>
Con gesto imprevedibile la voltò, premendole lo sterno al suolo e dopo aver urlato contro il cielo, costrinse le ali di Kindy ad aprirsi, per poi strapparle violentemente con mani e denti, incurante delle grida di dolore che scossero Kindy a tal punto da farle perdere i sensi.

Quando vieni al mondo non sai cosa ti aspetta o cosa dovrai affrontare. Sei convinto che la vita ti riservi solo sorrisi, ma non è così.
C'è un intero inferno che ti attende e ti attanaglia non appena la tua mente diviene cosciente. Ti rendi conto di non aver chiesto a nessuno di farti vivere.
Ma quando qualcuno si dimostra tanto coraggioso da riuscire a distruggere ciò che il destino ti aveva riservato, regalandoti una semplice, noiosa e breve vita, lontana dal dolore e dalla tristezza, cominci a credere che in fondo il mondo non è poi così crudele.

9 commenti:

  1. ottimo,finale bellissimo merita di essere letto complimenti

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  2. Complimenti! Scritto davvero bene, descrizioni dettagliate e precise. Ci si può calare totalmente nel racconto! Buona fortuna ;-)

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  3. ottimo,bellissima storia lo consiglio a tutti....complimenti

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  4. bella storia complimenti

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  5. Bellissimo! Complimenti!

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  6. Gran bel racconto.

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  7. Bravissima!!!!!!!

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