mercoledì 29 febbraio 2012

"La notte della luna cremisi" di Stefano Muscolino

Dopo un pomeriggio temporalesco, era apparsa un fitta nebbia che avvolgeva Berlino, dando alla città un aspetto spettrale. Quell'anno, il 1929, fu un anno tragico per la Germania, come in fondo lo furono anche gli anni antecedenti alla grande guerra. La povertà dilagava senza pietà alcuna, la gente si ritrovava senza lavoro o con una riduzione del salario; la politica tedesca era sempre più vacillante e il clima era diventato deprimente per il Volk tedesco.
Attraverso la fioca luce dei lampioni, apparve un'automobile in mezzo a quella coltre grigiastra e si fermandosi al Night Zwei Löwen köpfe.
Il cabaret era diventato un intrattenimento di lusso per la capitale, e quello era uno dei luoghi privilegiati della città. Quella sera si esibiva niente meno che Werner Fink, ma a quell'ora lo spettacolo stava per concludersi. La macchina che si era accostata all'ingresso del locale, era una splendida Rolls Royce bianca, modello Silver Cloud con lo stemma dorato della ricca famiglia Graf. Quella fu una delle poche famiglie che non conobbe mai la crisi economica, perché disponeva di molti fondi bancari. Purtroppo di recente era morto il conte Victor Graf, lasciando una ricca eredità a sua figlia, unica discendente.
Lo chauffeur con il suo elegante abito, uscì dalla macchina, e dopo essersi tolto il cappello, aprì lentamente la portiera dell'automobile. La donna posò lentamente un piede fuori, che toccando terreno, fece sentire il suono del suo tacco; mise fuori anche l'altra gamba e si aiutò, appoggiando la mano sulla portiera. Aveva una lunga pelliccia e una borsetta di cuoio pregiato, ornata con zirconi; esibiva inoltre il suo collier di diamanti, che brillava di una luce bianca come il sole a mezzogiorno. Lo chauffeur con tono umile, si rivolse alla donna «Fräulein Prisca Graf, eccovi a destinazione». Lei aveva venticinque anni, una ragazza giovane ma apparentemente più matura; per quanto chiaro e piacevole fosse il suo viso, ad esso era stato aggiunto un vistoso tocco di cipria, per mostrarsi con delle splendide gote rosse. Come tocco finale il rossetto color amaranto raffinava le sue delicate labbra.
Alzò gli occhi verso quel portone e si angosciò, eccoci pensò; mentre annusava l'aria percepì un odore familiare, un odore che lei odiava.
Si rivolse al suo autista dandogli nuove istruzioni «Desidero che mi portiate la Parabellum M17 e i caricatori con proiettili d'argento da 7,65 mm». Lui ubbidì, anche se rimase visibilmente preoccupato; «Jawohl Fräulein» disse, andando a prendere dalla macchina una valigetta di pelle nera. Prisca Graf si aggiustò i lunghi capelli biondi, guardandosi riflessa sul vetro dell'automobile. Si era fatta la permanente con i bigodini, dando ai capelli una piega fatta di tanti boccoli. I suoi occhi verdi risplendevano dietro a quelle sottili sopracciglia, era bella, bella come la morte.
Mentre continuava a controllare il suo aspetto, l'autista le aprì davanti la valigetta e lei sospirò di fronte a quella pistola. Il cuore le si riempì di tristezza ma si fece coraggio, la prese fra le mani e la mise nella borsetta. «Non sarà necessario che mi veniate a prendere dopo. Mi raccomando non fatevi vedere durante la strada di ritorno e ricordate che non siete a conoscenza di quanto sta per accadere. Se avverrà il peggio, un'ottima liquidazione vi attende presso il mio notaio, è lui che dispone del mio testamento. E' tutto chiaro?» disse cercando di sembrare forte.
Lui abbassò la testa; era frustrante abbandonarla a un simile destino, dopo averla servita per tanti anni. Nel frattempo alcune lacrime scesero dagli occhi di Prisca «Abbiate cura di voi Herr Berger» disse con voce rotta. Lo chauffeur decise di non contraddire la sua scelta «Addio fräulein» pronunciò salendo sulla macchina e si avviò mestamente per la sua strada.
Prisca con le gambe tremanti si avvicinava a quell'ingresso. Addosso aveva una sensazione di estrema ansia, che si espandeva in lei come un fumo nero, oscurando la sua anima e lasciando il suo cuore pulsare di orrore. Le nebbie per un attimo si spostarono e nel cielo apparve una luna piena color cremisi. Una notte di terrore si stava manifestando in quelle strade, mentre un animalesco richiamo al sangue penetrava nella sua mente. Lei crollò a terra, sapeva che ormai era condannata a una forza omicida che cresceva in lei e da una gran voglia di ululare, da cui si trattenne. Si asciugò il mento da una schiumosa saliva che le usciva dalla bocca, e poi tutto ad un tratto, vide un'ombra dietro di lei. «Tutto a posto fräulein?» Chiese l'uomo alle sue spalle e lei si voltò di scatto. Era un signore molto elegante, indossava una bellissima giacca e dei pantaloni color panna, fermandosi accanto a lei si dimostrò preoccupato per la sua salute. Lei si ricompose immediatamente «La ringrazio, temo di aver avuto un piccolo malore» disse in maniera frettolosa. Lui si avvicinò tendendole la mano, i suoi capelli erano a caschetto, divisi da una riga nel mezzo, due occhiali rotondi, un buon odore di acqua di colonia e un viso che ispirava sicurezza. Le chiese con garbo «Aspetti che la aiuto fräulein?» e lei accettando la sua mano, rispose emozionata «Volentieri, il mio nome è Prisca Graf». Le baciò la mano con improvvisata galanteria e rispose prontamente «E' un vero piacere fare la sua conoscenza, io sono Peter Shneider, giornalista del Berliner Morgen-Zeitung, posso accompagnarla?»
Era emozionata, sebbene non fosse affatto la serata ideale per un flirt «Ja» rispose istintivamente con voce sensuale e quell'uomo divenne rosso e impacciato; poi ricomponendosi entrambi si avviarono al Zwei Löwen köpfe.
Una volta dentro, lui le prese la sua pelliccia per posarla e subito dopo si rivolse a lei «Ci accomodiamo e prendiamo un drink? Magari gradirebbe un White & Lady o preferisce dello Champagne? Fräulein, mi sente?» lei non rispose. Era intenta ad annusare l'aria, in cerca di un odore ben preciso, sentiva che lui c'era ma non lo vedeva in mezzo alla folla. C'erano molti tavolini rotondi color ciliegio con le persone sedute che osservavano lo spettacolo; le donne stavano con i loro bicchieri in mano, mentre gli uomini fumavano i loro sigari. Le cameriere erano molto eleganti e portavano bibite da un tavolo ad un altro, indossando abiti attillati neri, con grembiuli bianchi merlettati; erano ragazze molto giovani e molto belle. Nonostante la luce era bassa, Prisca di riusciva a vedere come se fosse giorno, era in grado persino di vedere nell'oscurità più totale; la folla era concentrata su un uomo con abiti neri che si esibiva in un tip-tap sul palcoscenico, ballava e cantava con un'ottima voce. C'erano troppe persone per riuscire a distinguerlo, mentre il suo olfatto non si era rivelato efficace, l'odore di tabacco e i vari profumi le confondevano i suoi sensi. «Fräulein..» ripeté nuovamente Schneider mentre le posava una mano sulla spalla, lei seccata lo respinse dirigendosi verso il bancone «Ja! Può offrirmi da bere, se vuole!» rispose con indifferenza.
Lui la guardò perplesso mentre lei si stava allontanando, sorpreso dal suo improvviso cambio di umore, decise tuttavia di assecondarla. Prisca pensò "Lo aspetterò", mentre teneva la borsetta fra le mani, pronta ad estrarre la pistola. Schneider tornò con due bicchieri di Champagne « Spero che lo possa gradire, proviene direttamente dalla dogana francese. Scommetto che ne eravate a conoscenza, o sbaglio?» disse con un timido sorriso, cercando di rompere un po' il ghiaccio. Lei accettò di buon grado il drink, bevendo per scaricare la tensione, ma improvvisamente lo vide: Baldemar Wölfes'Burg, l'uomo che aveva ucciso suo padre. I lunghi capelli castani gli ricadevano sulle spalle, gli occhi scuri erano così penetranti da sembrare ipnotizzanti. Indossava una giacca di cuoio con sotto un elegante camicia bianca, una cravatta e i suoi pantaloni erano di stoffa marrone. Se ne stava solitario a guardare divertito lo spettacolo, accendendosi un grosso sigaro. Il mondo le si era fermato davanti, il bicchiere preso da Schneider le cadde dalle mani. Il cuore le batteva incessantemente e con tale forza, che quasi lo sentiva esplodere nel torace. Schneider le si rivolse per l'ennesima volta «Non si preoccupi Fräulein per il suo bicchiere, ora chiamo qualcuno a pulire e le faccio ordinare un altro drink» e abbassandosi raccolse i cocci più grossi. Prisca stava impazzendo, in un istante tirò fuori la pistola dalla borsetta, infilò in essa uno dei caricatori e tolse la sicura; le avevano perfettamente spiegato come funzionasse. «Fräulein!» gridò il suo accompagnatore, ma lei puntò l'arma e premette il grilletto, esattamente in direzione del suo nemico. Schneider afferrò la sua mano, ma il colpo partì lo stesso, frantumando quell'atmosfera allegra.
Una cameriera rovesciò il vassoio, urlando di dolore accovacciandosi a terra con la gamba insanguinata. «Ma siete impazzita!» Gridò Schneider mentre cercava di prenderle la pistola, ma lei lo colpì nel viso con una gomitata e gli strappò l'arma dalle mani. «Verdammnt! Non sono affari che la riguardano!» gli urlò arrabbiata. Nel frattempo nel teatro si era scatenato il panico generale, la gente correva fuori dalla sala terrorizzata, mentre Baldemar Wölfes'Burg era scomparso. Prisca camminando puntava la pistola davanti a sé e le persone che le si paravano davanti, la supplicavano di risparmiare loro la vita; ma lei era solamente interessata ad uccidere quel maledetto assassino. «Domani ci sarà il tuo funerale! Esci!» gridò con tutta la forza di cui possedeva: Inizialmente nessuno rispose, ma ad un tratto, una voce spettrale e profonda si fece udire tra la folla «Hai fatto tutta questa strada per me? Mi onori, ma al posto tuo non giocherei con il fuoco, potresti bruciarti!».
Lei intanto, sparando un paio di colpi per aria, con la speranza di scovarlo in mezzo alla folla che si disperdeva spaventata verso l'uscita. Schneider la raggiunse «Sta commettendo una sciocchezza, io sono giornalista e so come vanno queste cose, vuole passare tutta la vita in prigione? Qualunque cosa voglia fare, per favore, mi dia la pistola e insieme risolveremo questa situazione» disse con voce persuasiva e preoccupata. Prisca come risposta gli puntò contro l'arma per distanziarlo «Non vi preoccupate, sto solo facendo quello che va fatto!!» lo ammonì con crescente nervosismo. La cameriera ferita era una giovane ragazza con i capelli castani, si teneva la gamba piangendo terrorizzata, l'odore del sangue rendevano Prisca ancora più aggressiva.
Continuava a percepire l'odore di Baldemar e infine lo sentì in direzione del palcoscenico, dal sipario si udì all'improvviso un potente ululato, che lasciò tutti attoniti. Quel richiamo la trascinava a se, come una calamita e sentiva una forza sovrannaturale che si impossessava di lei. Le sue unghie crescevano e i suoi occhi si infuocavano di rosso; ad un tratto sentì un violento dolore in bocca, incominciò a sputare sangue, mentre i suoi denti si allungavano. Una lieve peluria rossiccia pervase il suo corpo e lei si trasformò in qualcosa che non aveva più nulla di umano. Schneider fu l'unico a restare mentre gli altri erano già fuggiti dalla sala. Un agghiacciante grido di dolore squarciò il silenzio che ormai invadeva il luogo: qualcuno era stato ucciso nella direzione in cui si era udito l'ululato.
Prisca, già completamente mutata, decise di raggiungerlo. Baldemar fece echeggiare nell'aria la sua orribile voce «Dovevi sentire come tuo padre mi implorava, mentre gli strappavo gli occhi dalle orbite. Vieni femmina, ti aspetto!». Si sentì quindi un tonfo, come un corpo che cadeva mentre lei era a un passo dal palcoscenico. Un filo di sangue usciva da sotto il sipario nero e l'odore di quel mostro era vicino, lo sentiva a pochi passi da lei.
Schneider corse verso Prisca tentando nuovamente di dissuaderla «Fräulein, perché non vi fermate, cosa accidenti le sta succedendo?». Lei completamente posseduta dal suo nuovo aspetto, si mostrò aggressiva; irta su due zampe e digrignando i suoi denti affilati, lo ammonì «Andatevene via o vi sparo! E' l'ultima volta che ve lo ripeto!». Ancora in grado di tenere una pistola, la puntò contro di lui che indietreggiò spaventato. Prisca, vedendolo innocuo, balzò poi sul palcoscenico, pronta finalmente a sfidare quel mostro. Prese il cordone del sipario e lo tirò. Sorpresa, o forse no, trovò delle budella strappate da una carcassa umana; il sangue si era sparso ovunque, insieme a brandelli di pelle e carne lacerata, una scena che avrebbe disgustato chiunque.
Sapeva perfettamente che era opera di quell'essere tenebroso e sapeva che doveva fermarlo ad ogni costo, incamminandosi in mezzo a quelle viscere, cercava di raggiungerlo per sparargli.
All'improvviso le tende del retroscena si mossero, e lui uscì senza alcuna esitazione, pronto ad aggredirla. Incominciò a sparare contro quella sagoma che emise un feroce e potente grido di guerra. I colpi uscivano senza esitazione dalla canna, mentre si sentiva il tintinnio del bossoli cadere a terra; la sua velocità era simile a quella dei fulmini, Prisca venne investita da quella massa pelosa e perse la pistola. Caddero entrambi giù dal palcoscenico e lei fu bloccata dai suoi enormi artigli. Baldemar era completamente mutato, dalla stazza sembrava molto simile ad un gorilla, ma la testa era identica ad un lupo feroce. Prisca cercava di liberarsi senza speranza, era totalmente in preda al lupo mannaro. La spalla destra di quel mostro sanguinava a dismisura e nello stesso tempo fumava a causa dell'argento dei proiettili, ma purtroppo non erano ferite in grado di ucciderlo; aveva fallito.
Quell'enorme muso si avvicinava al suo, annusandola e sbavandole la gola con una saliva schiumosa che gli cadeva dalla bocca. Prisca gli ringhiava colma di sdegno. «Vuoi tanto essere uccisa da me? Eppure è un'azione sciocca la tua, io sono l'unico in questa città e nessuno reclamerà mai il mio posto di capobranco. Nessuno meglio di me può proteggerti» Lei non condivideva minimamente il suo punto di vista «Hai ucciso mio padre e mi hai trasmesso questa maledizione, non hai idea di quanto ti odio e di sicuro la tua protezione è l'ultima cosa che voglio» rispose con disprezzo.
Lui rise e rispose con la sua voce tenebrosa «Forse non ti è chiaro che io ti ho liberata dai tuoi affetti, dai tuoi vincoli sociali e ti ho donato la vera libertà. Ti stai dimostrando all'altezza di ricevermi e questo mi onora, infatti il tuo destino è diventare la mia compagna. Ti consiglio di non essere troppo impulsiva, perché se verrò rifiutato il tuo compenso sarà la morte» rispose con tono autoritario e minaccioso. Prisca era preda del mostro, ancora si ricordava di suo padre, quando le aveva regalato il grammofono con i dischi di Lili Marleen; si erano divertiti ad ascoltare quelle canzoni, un pomeriggio in cui andarono a fare un pic-nic nel Volkspark di Friedrichshain. L'idea di sapere che lui non c'era più la faceva impazzire e lei esplose in un ululato di dolore. Dimenandosi, liberò una delle sue mani e lo graffio con violenza, urlandogli con ferocia «Preferisco morire piuttosto che unirmi a te, cane schifoso, pagherai per la morte di mio padre!». Il mostro bloccandola, divenne improvvisamente serio «Allora non mi lasci altra scelta..» disse. Alzò la sua mano insanguinata, mostrando i suoi acuminati artigli e si preparò a sventrare il corpo della donna. Improvvisamente un colpo di pistola, ruppe il silenzio.
Il licantropo si arrestò conficcando gli artigli sul parque vicino alla testa di Prisca; un filo di sangue usciva dalla sua bocca, mentre lentamente si voltava. Schneider premette nuovamente il grilletto, sparandogli altri colpi, tutti diretti al cuore. Baldemar emise un ultimo lacerante urlo di morte e crollò a terra. Lei s'inabissò in un sonno profondo, svenendo accanto a quell'orribile creatura inerme.
Quell'orribile ululato dentro di lei era svanito, così come anche quella irrefrenabile sete di sangue; non era più in grado di mutarsi, ne le erano rimasti sintomi della licantropia. Ora finalmente era di nuovo lei, la splendida e sorridente Prisca che tutti conoscevano. Suo padre finalmente era stato vendicato, anche se ciò non lo avrebbe comunque restituito alla vita, ne avrebbe colmato il vuoto che per sempre si sarebbe portata dentro.
Quella mattina fuori cinguettavano i passerotti e la radiosa luce del sole, illuminava il suo viso. Si lasciò abbagliare, era incantevole sentire il caldo tocco dei raggi solari e si rinascere dalla bellezza naturale della vita. Era passato quasi un mese da quella orribile notte e lei si alzò dal suo letto, indossando la vestaglia di seta. Ancora aveva alcune fasciature addosso, piccoli graffi, ma le contusioni ormai erano guarite. Oggi sarebbe dovuta andare a sbrigare alcune pratiche per il processo in corso; come se la lauta cauzione per scarcerarla, dal fatto che aveva sparato in un luogo pubblico, non fosse stata complicata. Tuttavia era tranquilla, del resto quale giudice avrebbe creduto che lei fosse una donna lupo? Con i soldi che disponeva, poteva permettersi il miglior avvocato della piazza. Finendo di pettinarsi e di mettersi gli orecchini, notò un uomo sotto un albero, fumava una sigaretta e parlava con lo Chaffeur. «Caro, dammi altri cinque minuti, sono quasi pronta» disse, affacciandosi alla finestra e con voce euforica. Peter Schneider sorrise nel vederla finalmente alzata. «Fai con comodo cara» rispose. Appena fu pronta, uscì dalla residenza e lo baciò; prendendosi poi per mano salirono insieme sulla Rolls Royce.


The end

12 commenti:

  1. L'ambientazione berlinese della fine degli anni '20 mi piace parecchio, dà un tono di mistero a tutta la storia...

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  2. Bellissima ambientazione stile Marylin Monroe o Ginger Rogers. Ti catapulta in quei anni, e sembra quasi che tu abbia conosciuto veramente quel periodo. Poi ti voglio far notare alcuni accorgimenti, ma è veramente un bel racconto..

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    1. Volentieri, ho sempre bisogno di imparare cose nuove ;-)

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  3. AnnA Bonarrigo4 marzo 2012 15:25

    Stefano ha con se due grossi elementi che muovono bene la sua penna,la voglia di incamminarsi nel mistero e il desisiderio di farsi avanti nella scrittura... entrambi i cammini sono lunghi e pericolosamente seducenti... passo dopo passo saprai di te insieme a chi ti incrocerà nelle righe temerarie. AnnA Bonarrigo

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  4. Grazie per i bellissimi commenti, non mi aspettavo tanta stima.
    Dopo il duro lavoro per realizzare questo racconto, spero davvero piaccia ;-)

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  5. La fantasia colora l'anima mentre l'arte assapora il gusto di ogni passione.
    Ho letto con molto piacere questo tuo racconto fantasy, continua pure a coltivare l'amore che hai per la scrittura, perché in essa si nasconde la gioia di ogni pensiero.
    Con tanta stima
    Salvuccio Barravecchia

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  6. Mi piace leggere tutto quello che ci circola in testa, hai delle idee tutte tue, un pò strane certo, però belle, il racconto mi è piaciuto tanto, vedo che migliori sempre di più e questo non può che farmi piacere, bravo

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  7. Finalmente riesco a leggere questa tua storia :)
    L'ambientazione come già detto dagli altri è stupenda.
    Ho notato qualche piccola stonatura (tempi verbali) in alcuni punti della narrazione ma nulla di grave.
    Non che io cmq ne capisca molto ! :P
    E' stato bello leggere un bel racconto a lieto fine...
    Good job ! ^_^
    Salutoni
    Cristina (BlackEagle76)

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    1. Una scelta temporale e ambientale originale, una Berlino misteriosa. La scrittura colpisce, rende curiosi, trovo una particolare attenzione alla descrizione dei personaggi, nel complesso trovo il racconto interessante.

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    2. Sono stato corretto, sopratutto perchè ho usato delle frasi con due forme verbali al gerundio e piccole imperfezioni sintattiche; ancora sono lontano dalla perfezione ma comunque sono contento che sia piaciuto. Qualcuno lo trova in perfetto stile vittoriano non solo il racconto, ma anche la fine (Ebbene si!)
      Trovo che il lieto fine sia d'obbliogo e poi negli anni '30.. non che io conosca veramente quel periodo perchè ancora non ero nato (non sono un vampiro!) ma penso che lo stile era quello (o almeno spero di averlo azzeccato!) ;-)

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  8. complimenti, un bel racconto in un atmosfera davvero intrigante! :)

    Stefano

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  9. L'ambientazione è molto interessante, prende molto. Anche la descrizione di alcune scene, danno quasi un senso di curioso silenzio, tipo la descrizione della folla nel locale che è intenta a guardare l'uomo vestito di nero che balla il tip-tap, mi evoca già un senso un pò "sinistro". o l'entrata della protagonista , lei che scende dalla macchina, che ho trovato d'effetto. Cose piccole come queste. Sai che la mia attenzione è catturata da queste piccole scene più che da tutta la trama.
    La cosa che ho avvertito subito è stata questa avvolgente tensione , presente per tutto il racconto. Mi sarebbe piaciuto ancora di più, leggere questa tensione pure nelle parole, magari tramite la presenza di punti di sospensione mentre lei parla. questo piccolo accorgimento, nel mio caso, mi avrebbe aiutata a "palpare" meglio la tensione nella stessa trama del personaggio.Ovviamente, io mi muovo secondo il mio gusto, magari alla resa poi non è effficace.
    Pensaci su.
    E complimenti in ogni caso. Sai che mi piace sempre quel che scrivi. Ma stavolta mi è mancato quel "quid" che mi permette di affezionarmi al personaggio di lei. Tenterò una rilettura e ti saprò dire.
    Saluti.
    Claudia R.

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