mercoledì 29 febbraio 2012

"Il puzzle della vita" di Anna Fabrello

 

Punteggio 184/250  (7.3 voto)

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Non era possibile. Di sicuro doveva esserci stato un errore. Era un sogno. Sì, non poteva che essere così. Adesso avrebbe aperto gli occhi e si sarebbe ritrovata nella camera dell’appartamento che aveva da poco affittato, in quel paesino poco distante da Londra, di cui ancora non riusciva a pronunciare il nome.
Sentiva dei rumori intorno a lei, ma le sembrava di avere le orecchie ricoperte di cotone, perché tutto le arrivava come se fosse ovattato. Sapeva di avere gli occhi aperti, ma sulla retina non si formava nessuna immagine. Era completamente, assolutamente, indubitabilmente immersa nel buio.
Cercò di tirarsi in piedi e allungare un braccio, ma sentì un rumore di catene e i polsi le lanciarono una fitta di acuto dolore. Era immobilizzata. Il panico iniziò a insinuarsi dentro di lei. Strinse gli occhi, cercando di capire cosa fosse successo da quando era rientrata a casa, ma un gigantesco mal di testa le azzannò la mente. Dovette rinunciare. Quando indirizzò i suoi pensieri altrove, il dolore cessò all’istante.
Lo riconobbe subito: un incantesimo di Blocco, ecco cosa doveva essere… Ma questo significava che l’avevano seguita, che sapevano chi era e che tutto questo non era un sogno, ma la realtà.
Credeva di essere riuscita a sfuggire ai due che la seguivano, era certa di aver adottato tutte le precauzioni che le erano state insegnate, ma probabilmente non era stato così, se appena arrivata in quella fredda e umida cittadina, era stata catturata.
Maledizione” digrignò i denti e si lasciò andare a un momento di sconforto. I lunghi capelli dorati le scivolarono davanti al volto, nascondendola, per un momento, alla vista di chiunque potesse avere occhi per superare quel buio, profondo e innaturale. Concesse solo qualche attimo alla sua disperazione, poi ricordò l’allenamento cui era stata sottoposta e quando sollevò il capo, lo sguardo verde profondo non era più quello di una preda in gabbia e vinta, ma in esso c’era la decisione fredda e spietata di una strega del “Terzo Cerchio” pronta a difendersi e a tornare libera.
Con un sussurro, formulò un incantesimo dei più semplici ed ecco sopra le sue spalle, comparire due fiammelle di un azzurro chiaro, capaci di illuminare l’intero spazio intorno. Immediatamente dopo la luce, sentì uno scalpiccio, o comunque, quello che le parve essere un movimento, dietro le pareti ovattate e uno spioncino si aprì, proprio di fronte a lei. Una voce la raggiunse dallo spiraglio “Ben svegliata Reginetta!” e subito dopo, udì una risatina sciocca.
Appena prima dell’apertura dello sportello, così com’erano apparse, le fiammelle scomparvero. La cautela non era mai troppa! L’aveva imparato a proprie spese, qualche tempo prima.
Gli attimi di luce, le furono sufficienti per vedere che la stanza era di ridotte dimensioni. Lei era incatenata a una parete e di lato, alla sua destra, c’erano una scrivania e una sedia di legno. Ovviamente nessuna finestra, né spioncini o prese d’aria. Quel tavolo era l’unico ornamento.
Stava cercando di capire dove si trovasse, quando la porta si spalancò e un uomo, vestito di tutto punto, elegante e sorridente, comparve sulla soglia. Con un gesto della mano, che sollevò in aria con noncuranza, fece scomparire il buio.
Alyssa, ci si rivede” l’apostrofò, con la sua voce calda e bassa.
Lo stava osservando con attenzione, cercando di ricordare chi potesse essere tra i Maghi che conosceva e contro i quali aveva combattuto, ma nuovamente il fulminante mal di testa la colpì e fu costretta ad abbassare lo sguardo e scuotere leggermente il capo.
Non ti ricordi vero?” continuò il Mago divertito, senza toglierle i pungenti occhi neri di dosso “non ti affannare, mia cara. Ti procureresti solamente altro dolore. Non importa che tu sappia chi sono. Ho bisogno dei tuoi servigi” aggiunse, avvicinandosi di un passo, ma mantenendo una distanza sufficiente per evitare il calcio che Alyssa fu subito pronta a sferrare, con la rapidità di una saetta.
Credi forse che sia uno stupido?” disse il Mago, e la sua risata sferzante inondò la stanza.
Alyssa non aveva detto ancora una parola, e non aveva intenzione di rispondere alle provocazioni o alle domande di quell’uomo, almeno non prima che avesse svelato abbastanza per farle capire cosa voleva da lei. Il Mago iniziò a girarle intorno: compì un semplice gesto con le due mani, pronunciò una sola parola arcana e Alyssa si trovò con le mani libere dalle catene, ma comunque, impossibilitata a muoverle.
Conosco la fonte della tua magia, mia cara. Ti ho seguito per anni, attendendo il momento propizio per portarti a me. Non puoi creare incantesimi, con le mani bloccate” commentò, parlando molto lentamente e usando il tono di chi, semplicemente, enuncia ovvietà. Con passo tranquillo si avvicinò al tavolo, mettendosi a giocherellare con qualcosa, un oggetto di piccole dimensioni che Alyssa non riusciva ancora a scorgere completamente. Le parve però, che sul piano di legno, fosse adagiata una scatola.
Cosa ti fa credere che io farò quello che vuoi?“ si decise a esclamare Alyssa, cercando di controllare la crescente rabbia e la frustrazione dovuta all’immobilità imposta.
Una gustosa risata uscì dalla gola del Mago, in risposta alla domanda.
Tu non puoi batterti con me Alyssa, te lo impone il Patto che fecero le tue antenate con la mia Famiglia.” Si fermò un momento annuendo decisamente “Eh si sono state… come dire… avventate?”. Caym si stava divertendo, era palese dallo sguardo che aveva e da quel sorriso mal celato, sulle labbra sottili. Riprese tranquillo “Sì, lo sono state secoli fa, per salvare la loro Stirpe, e ora eccoci qui. O meglio. Eccoti lì, incatenata a una parete e in mia completa balìa”.
Alyssa si sentì avvolgere, ancora, da quella risata calda e profonda che le faceva venire i brividi.
Farai quel che ti chiedo perché tu, Strega del Terzo Cerchio, sei votata a salvare gli Innocenti che passeggiano su questa Terra, ignari di tutto e convinti che le loro azioni siano legate a quello che si pregiano chiamare Destino. Ma tu ed io sappiamo bene, che non è così.” Fermò quel suo sproloquio e gettò in aria l’oggetto, con cui stava ancora giocherellando.
Solo allora Alyssa vide di cosa si trattava e intuì che cosa voleva da lei il Mago.
Uno sguardo atterrito si disegnò sul suo volto, appena comprese che il segreto che aveva cercato di custodire con così tanta accortezza, era stato scoperto. Cercò di scagliare uno degli incantesimi di attacco che la zia le aveva insegnato nei lunghi pomeriggi dopo la scuola, e nelle notti estive prive di sonno, ma le mani, mentre tentava di muoverle, le procurarono solo fitte di dolore inimmaginabile, come se fossero trafitte da miliardi di spilli che continuavano a rigirarsi sulla sua pelle.
Uno sguardo di ghiaccio nero, si bloccò su di lei “Inutile. Cosa ti avevo detto? Ti conosco meglio di quanto tu conosca te stessa” l’apostrofò il Mago.
Io non farò mai quello che mi chiedi” disse Alyssa, risoluta.
Sai che lo farai, ho modo di convincerti” rispose lui, con la leggerezza più assoluta. Pronunciò la formula di un incantesimo e dal lato opposto del tavolo, appeso alla parete a sinistra di Alyssa, comparve un maxischermo digitale. Stupita, Alyssa spaziò con lo sguardo dall’oggetto al Mago e ironica lo schernì “Credi che accetterò, per paura di essere stordita da programmi insulsi come “Dispersi o Sopravvissuti? Oppure mi lascerai qui a subire la trasmissione di quell’omuncolo grassottello che chiede sempre ai concorrenti se vogliono “accendere” la risposta, fino a che esausta e sconfitta, accenderò la tua, di risposta?”
Mi piaci, Alyssa” commentò in tutta risposta il Mago, per poi voltarsi di scatto e afferrare il piccolo oggetto, stringendolo nel pugno. Fissò Alyssa dritto negli occhi verdi, mentre pronunciava chiaramente la parola “Tine!”
Un lampo, e l’oggetto nel suo pugno prese fuoco. Contemporaneamente lo schermo della stanza s’illuminò, mostrando l’immagine di una donna, seduta comodamente a un tavolino, in un bar sulla via principale della città, che sorseggiava una bibita. Accanto a lei, un gruppetto di altre donne. Ridevano tranquillamente. Sembravano amiche. A un tratto, senza ragione apparente, la donna inquadrata prese fuoco. Una torcia umana. Qualche attimo e tutto finì. Della donna restava solo un corpo, malamente carbonizzato. Lo schermo si spense con un leggero sfrigolio. Tutto tacque.
Alyssa inorridì. Quelle immagini cruente le rimasero impresse negli occhi anche quando chiuse di scatto le palpebre. Riflesso incondizionato al dolore cui aveva assistito. Di colpo, volse lo sguardo di fuoco sul Mago, che stava ridendo sommessamente. Caym aprì la mano e lasciò scivolare a terra quanto rimasto dell’oggetto. Solo polvere…
Tu non puoi averlo fatto” sibilò Alyssa “non ti è concesso agire su persone con le quali non hai un contatto!”
Caym si appoggiò con noncuranza al bordo del tavolo e fece un respiro lungo. Molto lungo, prima di parlare. “In teoria, mia cara. Ma qui si tratta della vita” sogghignò e si spazzolò la mano sui pantaloni splendidamente stirati, togliendo gli ultimi segni di fuliggine dal palmo. “Era una simpatica donna. Credo, anche, avesse un po’ di simpatia per me.” Le strizzò l’occhio, aggiungendo malizioso, “Non puoi non riconoscere che io abbia un certo fascino” quindi, si staccò dal bordo del tavolo e fece un piccolo giro su se stesso per farsi ammirare. Notando l’indifferenza di Alyssa, proseguì con tono leggermente seccato “Ho conosciuto Marienne in uno dei miei viaggi. Un po’ poco seno per i miei gusti, ma non si può avere tutto” annuì passandosi la lingua tra i denti. “Ci siamo divertiti, oserei dire”.
Tu sei pazzo” esclamò Alyssa.
Assolutamente, ma come hai notato, non così pazzo da non sapere cosa faccio.” Lo sguardo divenne di ghiaccio, mentre sottolineò ”E otterrò che tu agisca per me. Ogni tuo rifiuto segnerà la morte di un’altra persona. Non immagini quanta gente ho conosciuto e a quanti posso arrivare con i miei incantesimi.”
Alyssa abbassò lo sguardo. Il disgusto che le si leggeva in volto, era palese. Il dolore per l’insensata perdita di una vita, non le permetteva di ragionare lucidamente. Temeva, però, che il Mago potesse davvero realizzare le sue minacce. Era un rischio molto alto, mettersi contro di lui. Prima di tutto, doveva ritrovare l’autocontrollo, altrimenti sarebbe stata soggiogata e non avrebbe avuto modo di salvare le altre persone, che sicuramente erano in gioco.
Fissò la scatola per un lungo momento, in silenzio. “Non può essere quello che penso” sussurrò, poi con voce più decisa aggiunse “Il Puzzle della Vita è inaccessibile, protetto dagli incanti più potenti conosciuti, non puoi essertene impossessato”.
Sei davvero buffa, Alyssa. Intelligente, ma con così poca immaginazione. Tu guardi, ma non vedi veramente” e così dicendo si voltò prendendo la scatola. Un leggero scossone fece vibrare i pezzi all’interno. Alyssa percepì un lieve tremore alla pianta dei piedi, ma era certa di essere l’unica a poter cogliere questa sensazione. Faceva parte del suo Dono.
Lei, la tredicesima anima della Stirpe di Streghe del Terzo Cerchio, al suo 25esimo anno aveva scoperto quale immenso potere risiedeva nelle sue mani. Lei era la “Baìnrìgh”. La sua vita si era svolta con regolarità fino all’anno scorso, quando i reali poteri si erano manifestati. Stava gironzolando per il centro commerciale, insieme alle sue amiche, quando all’improvviso iniziò a udire suoni e voci che la chiamavano. Le amiche dovevano averla creduta pazza, perché a un certo punto, aveva perso il controllo dei suoi poteri e ogni volta che parlava, pronunciava una parola arcana, così che, intorno a lei, avevano iniziato ad accadere cose strane: oggetti si materializzavano dal nulla, altri sparivano improvvisamente, vento e ghiaccio soffiavano nei negozi, e altro ancora. A un certo punto lei scomparve e si ritrovò in una vecchia casa diroccata. Ricordava che, da piccola, era solita andarci a giocare. Fu lì, che incontrò l’Anziana strega Emyrya, la quale le spiegò cosa le stava accadendo e iniziò ad allenarla su incantesimi che lei non aveva mai sentito pronunciare, istruendola su quale sarebbe stato il suo compito come Baìnrìgh. Lei era la Regina Custode del “Puzzle della Vita”, che si trovava celato a occhi indiscreti, in un luogo conosciuto da pochi, circondato da protezioni di altissimo livello. Il Puzzle rappresentava la più alta forma di magia conosciuta, e racchiudeva i destini di tutte le genti. Era un oggetto incantato, che doveva essere utilizzato con attenzione, perché avrebbe potuto causare danni inimmaginabili e determinare l’estinzione della razza umana.
Alyssa ci aveva messo del tempo per realizzare l’importanza della sua missione e solo le attenzioni di Emyrya, la sua pazienza e conoscenza, l’avevano spinta ad accettare il compito. Era lei che, creando quel Puzzle, avrebbe segnato il Destino di tutte le persone. Solo la sua magia risvegliava il potere delle tessere e, a seconda del modo in cui le collocava nella cornice, poteva determinare un accadimento, piuttosto che un altro. Era il suo destino di Tredicesima strega della Stirpe.
Ora questo Mago, in chissà che modo, ne era entrato in possesso e voleva costringerla a utilizzare la magia del Puzzle per i suoi fini. Fissò la scatola. Caym la scosse per la seconda volta e, nuovamente, Alyssa sentì nel corpo la vibrazione della magia.
Va bene. Non posso permettermi la perdita di altre vite innocenti” dichiarò con aria di sfida “Ma tu sai che l’utilizzo del Puzzle della Vita porta con sé delle conseguenze. Se modifichiamo i Destini delle persone, non sappiamo quali ripercussioni potranno esserci”.
Le sue parole, sembrarono rimbalzare sul Mago, che aveva già rovesciato sul piano del tavolo tutte le tessere e trascinato magicamente Alyssa alla sedia.
Tu non preoccuparti” le sussurrò all’orecchio “fai solo quello che ti dirò”.
Forse fu l’entusiasmo di avere ottenuto quello che voleva, o forse la smania per essere così vicino al suo obiettivo, ma il Mago si deconcentrò per pochi secondi e l’incanto di Blocco perse il suo effetto. Alyssa ricordò quanto accaduto e riconobbe Caym, il Mago che in passato aveva rinunciato a tutto per seguire Ureth, la fattucchiera che lo aveva ammaliato e che era stata uccisa dalle streghe del Terzo Cerchio, dopo un violento scontro. Un’idea le si affacciò alla mente… ora sapeva cosa voleva il Mago e questo le dava modo di pensare a come poter uscire da quella situazione.
Caym non si accorse del lampo di comprensione che attraversò lo sguardo verde di Alyssa, tutto preso a osservare con smania e desiderio i pezzi del Puzzle della Vita. “Inizia” le intimò, mentre Alyssa percepiva le sue mani muoversi, sotto il controllo del Mago. Intuì che Caym stava utilizzando l’incantesimo dei “Fili del Controllo”, che doveva aver scagliato mentre la trascinava al tavolo. Era un burattino nelle sue mani.
Alyssa vide le sue mani muoversi, per iniziare a formare la cornice del Puzzle. Sotto le sue dita sentiva scorrere la magia. Era uno scambio, quello che avveniva tra le tessere e il suo corpo. Percepiva l’Energia magica diffondersi in lei e le forze crescere in maniera esponenziale. Caym sembrava non accorgersi di quello che accadeva. Silenziosamente le tessere iniziavano a trovare la loro collocazione.
Un errore nella riproduzione del disegno fece sì che a 300 km di distanza, un vecchio stabile abbandonato, crollasse. Alyssa poteva vedere attraverso magiche proiezioni, quello che accadeva a ogni posizionamento delle tessere. Era il collegamento con il Puzzle, che le permetteva di farlo.
Un uomo, che indossava una maglietta verde chiaro, con la scritta “Gun’s of Roses” sul davanti, si ritrovò improvvisamente con un giubbotto rosso scarlatto e il simbolo dell’antinucleare ricamato sulla manica. Alyssa scosse la testa. La magia del Puzzle era potentissima e non poteva permettere che Caym continuasse in quel modo. Sentiva aumentare, ogni secondo che passava, la sua forza magica. Lentamente e poi con sempre maggior forza, Alyssa percepì di poter contrastare l’incantesimo di controllo che Caym esercitava su di lei, ma sapeva di dover attendere il momento propizio per agire.
Vide scomparire un vagabondo che stava dormendo in Hyde Park, mentre Caym disponeva tramite lei, l’ultima tessera della cornice. Inorridì e un brivido di gelo le percorse la schiena. Era rischioso quello che stava accadendo. Ogni mutamento ne portava con sé altri, come un domino. Fissò in tralice Caym. Era certa avesse avuto gli occhi neri come la notte… ora erano azzurri come il cielo. Forse c’era una speranza di fermarlo.
La magia scorreva in lei fluida e forte ora. Urlò la parola arcana “Saorsa” e con uno strattone si liberò dai lacci invisibili che la legavano all’incanto del mago. Con decisione afferrò due tessere. Compì un rapido gesto delle mani pronunciando la parola “Ordughe le tessere, in contemporanea, si adagiarono all’interno del Puzzle. La terra ebbe uno scossone e Caym sparì.
Alyssa si ritrovò con la scatola stretta tra le braccia, al centro di un parco innevato. Al posto dell’edificio dove era stata segregata, c’era un parco giochi. Qualche fiocco di neve iniziò a scendere. Percepì il commento di due passanti “Che strano Ureth, in questa stagione, non si era mai vista la neve. Il tempo è veramente cambiato”
Un leggero sorriso illuminò il volto di Alyssa quando, osservando la coppia, notò nell’uomo degli sfolgoranti occhi azzurri e il suo braccio, stretto intorno alla vita della donna con cui passeggiava.

16 commenti:

  1. Luisa Cinque1 marzo 2012 06:28

    Complimenti!! *_*

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  2. Lorena Bassi1 marzo 2012 06:43

    Grande Anna....(come sempre)

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  3. Complimenti Anna per tutto, ma soprattutto per la fantasia nei tuoi scritti.:)
    firmato Giorgia Pascarella

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  4. Molto bene fatto e ben orchestrato :-) Grande scrittrice fantasiosa :-)
    aloha
    Joe

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  5. Brava, come sempre........

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  6. Scusami non mi sono firmata, il commento qui sopra è mio... Giovanna Tanhi

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  7. come sempre i miei complimenti!!Brava Anna!!!by Freddy

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  8. come sempre bravissimaaaaaa.......Emilia

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  9. Bello...complimenti!!! Elena

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  10. Vai Anna!!!!!! Mi piace!!!!!! Chiara F.

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  11. Bello!!! Brava!!! <3 Carolina C

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